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La dignità non ha prezzo

Non dimentichiamo questi nomi: Romeo Dionisi - 62 anni, sua moglie Anna Maria Sopranzi - 68 anni, il fratello di lei Vincenzo - 72 anni. Si tratta di tre esseri umani, una intera famiglia di Civitanova Marche che ha deciso di auto estinguersi, di suicidarsi per la disperazione di una situazione economica divenuta ormai insostenibile. Meglio togliere il disturbo che continuare così.

I due coniugi vivevano con la modesta pensione di lei, ex artigiana, il marito invece era un esodato, troppo giovane per andare in pensione, ma troppo vecchio per trovare un nuovo lavoro. Eppure Romeo lo cercava quel lavoro, eccome se lo cercava, lui che aveva fatto il manovale per una vita, non voleva rassegnarsi all’idea di stare a riposo, non voleva credere che non era più utile, che non era più in grado di portare i soldi a casa. E allora, vuoi perché non aveva ancora ricevuto il pagamento di un lavoro fatto tempo prima a Napoli, vuoi perché non trovava nulla in un settore, come quello edile, che soffre la crisi economica più degli altri, pian piano avrà maturato l’idea che così non si poteva andare avanti, non vedeva alcuna luce in fondo al tunnel della disperazione. In questi casi il peso delle bollette, dell’affitto di casa, o di qualunque altra spesa diventa insostenibile e se non sei abituato non riesci a chiedere aiuto, non ti rivolgi a servizi sociali del comune, un po’ per pudore, un po’ per orgoglio. Perché la dignità non ha prezzo, pure se questo è il prezzo più alto, quello della propria vita.

E allora di fronte a questi due coniugi che si sono impiccati, perché stanchi di tante, troppe difficoltà economiche, chiedendo addirittura perdono in un biglietto che hanno lasciato in bella evidenza, e al fratello di lei che, vedendoli così, non ha retto al dolore e dopo aver vagato senza meta per qualche ora si è gettato in mare per la disperazione, che reazione ha la classe politica? Quali risposte da in merito? Ma soprattutto chi dovrebbe realmente vergognarsi? Diviene irritante e anche sconfortante ascoltare il continuo e quotidiano chiacchiericcio dei vari leader politici che discettano sulla improbabile nascita di un governo di larghe intese o di un  governissimo o di un governo del presidente. Quante inutili parole, invece si tratta solo della loro incapacità mentre l’Italia affoga nella crisi, che non è solo economica, ma pure morale e organizzativa. Perché il Paese ha assoluto bisogno di essere governato, ma i vari Berlusconi, Bersani, Grillo, Monti, Napolitano (a proposito gravissimo il suo silenzio su questo triplice suicidio, nessun monito dal Quirinale stavolta, del resto il Presidente quel giorno era impegnato a dare la grazia a Joseph Romano, l’ufficiale USA condannato con altri 22 in contumacia a 7 anni per il sequestro di Abu Omar, l’Imam di Milano poi incarcerato e torturato in Egitto), Renzi, Vendola ecc. continuano a parlare, a insultarsi, senza nemmeno accorgersi, nella loro miopia narcisistica, che sono incapaci perfino di trovare un punto d’intesa per fare una legge elettorale, non ottima e nemmeno buona, ma almeno diversa dall’attuale, che fu definita porcata dal suo stesso estensore. Una classe politica che non riesce assolutamente a comprendere i problemi dei cittadini e di una nazione che sta lentamente inabissandosi quando, come racconta l’ISTAT, ogni giorno chiudono 1000 imprese, un disoccupato su cinque ha meno di 35 anni e otto milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà. Eppure i centri commerciali continuano a moltiplicarsi come muffe invasive e maleodoranti per creare bisogni indotti, il gioco d’azzardo e le scommesse si diffondono come virus a ritmi esagerati dispensando il miraggio dei soldi facili, magari da spendere nei sempre più molteplici centri estetici, ormai più numerosi dei fornai. Praticamente un Paese allo sbando che ha perso la bussola e intanto, come cantava Battiato in “Povera Patria”, la primavera tarda ad arrivare.

 

©2013  Pierstefano  Durantini