Il tema dei separati e divorziati all’interno della Chiesa Cattolica è ultimamente molto dibattuto, perché con l’avvento del pontificato di Bergoglio pare si siano aperti spiragli per questi credenti che vivono un dramma interiore personale di non poco conto e che li fa sentire una sorta di fedeli di serie B, visto che non è consentito loro avvicinarsi al sacramento della confessione e dell’eucarestia se risposati o conviventi more uxorio.
Le aperture di Papa Francesco in merito sono note, ma c’è una fronda di cardinali legati alla tradizione, quindi meno progressisti, che non vede di buon occhio certe sue affermazioni che fanno prevedere prossime e attese aperture in merito.
I recenti lavori preparatori del Sinodo sulla famiglia, che si svolgerà nel prossimo autunno, non hanno apportato novità di rilievo o almeno quanto si sperava, ma il momento è sicuramente buono e fecondo per eventuali cambiamenti, quindi il papa andrebbe sostenuto in questa sua germinante opera di apertura.
È facendo queste riflessioni che personalmente ho deciso, nel mio piccolo, di dare un segnale. Sono separato dal 2003 e divorziato dal 2007, ho una figlia di 19 anni che vive con me da sempre e, avendo sempre creduto nel primato della coscienza personale, in passato nonostante tutto ho fatto la comunione, decidendo di prendermi le mie responsabilità direttamente con Dio, anche dopo essermi confrontato con vari presbiteri e con amici del gruppo romano di Noi Siamo Chiesa di cui faccio parte. Ma in quest’anno che precede il Sinodo sulla famiglia ho pensato di fare in maniera diversa e dare una testimonianza ufficiale della mia situazione, cosiddetta irregolare. Prendendo spunto da quanto letto alcuni mesi fa proprio su questa rivista in merito a un gruppo di fedeli francesi divorziati e risposati, che esplicitano tale loro situazione, non regolare agli occhi della Chiesa, rifiutandosi di fare la comunione dopo esser giunti al cospetto del prete, ho deciso di fare altrettanto. Quindi la scorsa domenica durante la messa, ero dalla mia compagna a Canale Monterano nei pressi di Roma, al momento dell’eucarestia mi sono messo in fila con gli altri fedeli e una volta giunto davanti al prete che mi porgeva l’ostia consacrata ho detto: «no! Sono divorziato», poi mi sono girato e sono tornato al mio posto, lasciando il pastore abbastanza interdetto.
Ritengo questo mio comportamento un modo per uscire dall’anonimato delle sagrestie, dove spesso la gerarchia della Chiesa relega i divorziati. Credenti che, in teoria sono accolti nella misericordia di una Chiesa che si proclama madre, ma poi nella realtà dei fatti vengono giudicati, rifiutati e in pratica messi da parte da quella stessa Chiesa che quindi si trasforma in matrigna. Ecco allora la genesi del mio piccolo gesto, solamente una testimonianza per dire che ci siamo anche noi, credenti divorziati.

©2015 Pierstefano Durantini

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