Incontro con Des Dalton, Presidente del Republican Sinn Féin

Lo scorso 10 settembre a Ostia si è svolto un interessantissimo incontro sulla delicata e dolorosa questione irlandese, forse l’ultimo e scandaloso muro ancora presente nella civile Europa. Un problema, quello dell’occupazione britannica delle sei contee dell’Ulster, che non suscita, almeno in Italia, il dovuto e necessario interesse di gran parte degli organi d’informazione.
È per questo motivo che l’appuntamento di Ostia è risultato particolarmente stimolante. L’occasione è stata la visita in Italia del Presidente del Republican Sinn Féin, Des Dalton. L’organizzazione, peraltro impeccabile, è stata del portavoce per l’Italia, Massimiliano Vitelli, che ha progettato al meglio la cosa all’interno di un pub del litorale romano in perfetto stile irish.
Lo stesso Vitelli ha aperto la conferenza spiegando che i motivi per cui essi organizzano incontri di questo tipo sono da ricercarsi proprio sul fatto che il tema irlandese riscuote un rilevante interesse generale, ma troppo spesso non è supportato da un’informazione altrettanto puntuale. Egli ha spiegato che il Republican Sinn Féin è ormai l’unico depositario dei valori repubblicani irlandesi sanciti nel lontano 1905 con la fondazione dello Sinn Féin e che prevedevano la fine del dominio inglese sull’Irlanda e la costituzione di una indipendente repubblica federale socialista democratica. Essi quindi, nel 1986 durante l’assemblea annuale, si separarono dallo Sinn Féin di Gerry Adams e, guidati dal loro leader Ruairi O Bradaigh, recentemente scomparso, non votarono la mozione sulla fine dell’astensionismo, cioè il presentarsi alle elezioni e quindi implicitamente riconoscere il Parlamento delle 26 contee dell’EIRE e quello inglese di Westminster. In questo si rifanno in pieno ai dettami della dichiarazione d’indipendenza della Pasqua 1916.
Des Dalton ha iniziato il suo intervento ringraziando gli intervenuti, perché questo gli dà la possibilità di poter parlare della situazione in Irlanda del Nord, nella Repubblica del Sud e sulla delicata questione degli oltre 150 prigionieri politici ancora incarcerati. Ha cominciato denunciando la falsa immagine che gran parte dei media danno dell’Irlanda, come se ormai la situazione si fosse normalizzata e in via di risoluzione. Ciò non corrisponde affatto alla realtà, perché c’è una buona parte della popolazione che non accetta l’ingerenza Britannica in Irlanda del Nord e ritiene quindi di impegnarsi per difendere i valori politici, linguistici e culturali della tradizione irlandese. Egli ha usato la metafora di un fuoco che arde sotto la cenere e, a suo dire, questo problema va superato risolvendolo alla radice, cioè con l’abbandono delle sei contee dell’Ulster da parte degli inglesi e quindi l’indipendenza dell’Irlanda unita e non più facilmente dominabile. Questo, secondo Dalton, è la conseguenza di quello che lui ha chiamato un imperialismo gemello che affligge l’Isola di smeraldo. Infatti, egli ha denunciato sia l’occupazione militare inglese nel Nord che l’imperialismo delle banche e delle istituzioni economiche internazionali nel Sud.
Tornando al conflitto nell’Ulster, Dalton ha voluto chiarire bene che non si tratta di una guerra di religione tra protestanti e cattolici, come troppo spesso viene descritta in maniera semplicistica e poco obiettiva, bensì di una vera e propria occupazione, che dura da oltre 900 anni. In questo contesto ha quindi presentato il loro programma politico, condensato nel rapporto denominato Eire Nua – Irlanda Nuova, che prevede l’abbandono da parte degli inglesi di tutti gli interessi politici ed economici in Irlanda. A tal proposito, a una specifica domanda di chi scrive, in merito a come intendano risolvere il problema dei lealisti fedeli alla corona britannica e presenti da generazioni sull’isola, egli ha orgogliosamente risposto che essi faranno parte a tutti gli effetti del paese unito, perché sono parte della soluzione e non del problema. Perché l’Irlanda unita, che il Republican Sinn Féin ha l’obiettivo di costruire, sarà fondata sulla democrazia e sarà di tutti i cittadini, indipendentemente dalle proprie confessioni religiose. Inoltre andrà risolto il problema dei numerosi prigionieri politici e, stimolato sull’argomento, ha raccontato la triste storia di Marian Price, ex prigioniera repubblicana negli anni ’80 e poi liberata dopo aver scontato la sua pena, che ha trascorso due anni in internamento e isolamento solo perché, durante una cerimonia per la commemorazione della Pasqua del 1916, ha tenuto in mano il foglio che un paramilitare travisato leggeva. Questi due anni sono stati estremamente duri per una donna di 59 anni, rendendo le sue condizioni di salute così precarie da rendere necessari alcuni ricoveri ospedalieri.
In conclusione Des Dalton si è detto onorato e felice di questo incontro in Italia, perché è stata una grande serata, l’uditorio ha dimostrato un forte interesse e il suo cuore ha gioito per aver sentito tutto questo interesse per la questione irlandese.

©2013 Pierstefano Durantini

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